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C’era una volta un ospedale che era la Casa di Cura della zona delle Pre-Serre. C’era una volta un ospedale che era il fiore all’occhiello dell’ Usl 19. C’era una volta un ospedale che aveva il Dispensario antitubercolare che era diventato il punto di riferimento per tutti gli ammalati di tubercolosi del territorio. C’era, oggi è solo il fantasma di se stesso, degli anni felici, dal 1980 al 1994. Un fantasma che aleggia sulla città, sui paesi limitrofi, guardando con invidia a quello di Soverato. E che quasi certamente verrà inghiottito dalla voragine del debito sanitario calabrese. Un fantasma che i politici cercano di evitare. Ne hanno quasi timore. L’interrogazione del senatore Nuccio Iovene del 15 ottobre 2002 al ministro della Salute è ancora “in corso”, riferisce il sito degli atti di indirizzo e di controllo del Parlamento italiano. Così come quella dell’onorevole Diego Tommasi al presidente della giunta regionale e all’assessore alla Sanità del 22 ottobre 2002. “Quella dell’ospedale San Biagio di Chiaravalle è una storia alquanto travagliata”, informa ancora il sito ufficiale dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro. ma perché questo declassamento? Perché dal lontano 1968 in poi, da quando fu costruito, con il passare degli anni la Politica preferì investire sulla zona costiera, a Soverato quindi, abbandonando la montagna. Probabilmente, gli illuminati rappresentanti istituzionali sono stati gli unici calabresi a non capire che la ricchezza della Calabria stava proprio nel binomio Mare-Monti, e nella contestuale valorizzazione delle infrastrutture locate sia al mare di Soverato che nelle Serre e Pre-Serre di Chiaravalle e dintorni. E così durante la storia degli accorpamenti delle Usl, Unità sanitarie locali, dal Usl 19 a Usl 7, all’Asp di oggi, Azienda sanitaria provinciale, l’Ospedale ha cominciato a perdere i pezzi per strada. Pezzi importanti del servizio di assistenza sanitaria. Nei suoi anni felici, che vanno dal 1980 al 1994, il San Biagio era un punto di eccellenza in Maternità, in Pediatria e in Chirurgia, e il Pronto Soccorso era una garanzia per tutti i cittadini. Con 112 posti letto era un motivo di orgoglio per la città. Era, perché oggi di posti ce ne sono disponibili solo una trentina. Anche il Pronto Soccorso ora è un servizio a metà. Cioè solo per i malati “meno acuti”, per gli altri arriva l’ambulanza di Soverato.“Funziona” solo la Lungodegenza, la Dialisi e la Riabilitazione motoria. Ma la cosa che suscita maggiormente scalpore è data dalla presenza dell'amianto. Al lato del plesso ospedaliero è tuttora in piedi, infatti, una pertinenza interamente ricoperta di eternit. Si, di quel materiale che provoca danni irreversibili all'apparato respiratorio. Ebbene questa sostanza è proprio a due passi dalla Casa della Salute che dovrebbe, invece, curarli i malati. Negli anni i sindaci della zona e le Amministrazioni hanno scritto, hanno fatto appelli agli organi sovracomunali. Si sono dati un gran da fare. E hanno anche proposto, di concerto con l’Asl 7. All’inizio del 2000, infatti, si è palesata la speranza di una soluzione alternativa all’impasse di servizi e infrastrutture, considerata la ormai assodata preferenza per “Soverato”. Quella della riconversione dell’Ospedale in un Centro di eccellenza di Riabilitazione motoria, cardiologica e respiratoria. I finanziamenti c’erano. Il decreto pure, quello “Sirchia”, del 21 maggio 2002, che aveva individuato quattro "iniziative di rilievo prioritario" da finanziare con i fondi INAIL relativi alle annualità 1999 e 2000. Una delle quali destinata alla Regione Calabria, proprio per "la riconversione del Complesso Ospedaliero di Chiaravalle (ASL n. 7, Regione Calabria) in una struttura per la riabilitazione cardiologica, respiratoria e neuromotoria per un costo previsto di euro 7.746.853 comprensivo delle spese di ristrutturazione". All’appello, però, mancavano i fondi Inail, che dipendevano da atti di competenza regionale. Il senatore Iovene, quindi, rilevava che l'Amministrazione Comunale di Chiaravalle Centrale (Catanzaro) aveva sollecitato con diverse lettere l'Amministrazione Regionale per gli adempimenti di competenza, senza peraltro ricevere risposta alcuna”. E anche che si stava assistendo al trasferimento “di interi reparti, ginecologia, ostetricia e pediatria, dal presidio ospedaliero di Chiaravalle al presidio ospedaliero di Soverato, con motivazione formale di esigenze estive e di ottimizzazione, senza però la concomitanza dell'avvio del progetto di riconversione INAIL, che era prevista nell'atto aziendale approvato dalla Conferenza dei Sindaci”. In sostanza il senatore invitava il ministro a intervenire “presso la Regione Calabria al fine di sollecitare l'adozione degli adempimenti che il decreto ministeriale richiedeva”. Dello stesso tenore l’interrogazione del consigliere regionale Diego Tommasi. Per entrambi gli atti di indirizzo vige ancora il più assoluto riserbo. Ma l’anno scorso il governatore Agazio Loiero ha acceso una speranza a Chiaravalle e a tutta la zona delle Pre-Serre. Il 23 settembre 2008 ha detto: “E’ importante che si dia immediatamente un segnale alle popolazioni del Chiaravallese”. Ha detto proprio così, rispolverando il progetto in merito al processo di riconversione dell’Ospedale in centro riabilitativo d’eccellenza.“Al di là del nuovo piano sanitario – ha aggiunto -, che contiamo di approvare al massimo nei prossimi quaranta giorni, effettueremo a breve i primissimi interventi di cui l’ospedale di Chiaravalle necessita”. I venti sindaci presenti all’incontro hanno ringraziato Loiero. Ma da allora, ancora il silenzio regna sovrano. Non solo, ma dal momento che si sta prendendo sempre più consapevolezza della voragine della spesa sanitaria in Calabria non è escluso che l’Ospedale di Chiaravalle venga risucchiato anche nei pochi servizi che gli restano. E che il suo fantasma continui ad aleggiare ancora per molto sul territorio. Fino alle prossime consultazioni elettorali, quando i nuovi commedianti, aspiranti a sedere a Palazzo Campanella, proveranno a giocare la carta vincente di “San Biagio”. Il bacino di voti delle Pre – Serre nessuno se li vuole fare scappare. Si accettano scommesse. Emilio Grimaldi
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